Costituzione eiam

Qualche giorno fa sono stata in visita al carcere minorile Malaspina di Palermo. Lo spirito di questa mia iniziativa era di capire quanto più in profondità possibile, senza filtri e intermediazioni e andando oltre il sentito dire e i luoghi comuni, la concreta realtà degli istituti di detenzione, le difficoltà, i problemi, le esigenze sperimentate da chi vive questa esperienza, anche al fine di poter iniziare a lavorare su possibili soluzioni.

 

Penso che compito delle istituzioni e dei rappresentanti dei cittadini sia farsi carico delle situazioni più disagevoli, assumendo la consapevolezza, che se non ci si prende cura dei cittadini più deboli e in difficoltà, non si potrà raggiungere nessun progresso complessivo della nostra società.

Il carcere, e in particolare quello giovanile, deve diventare, oltreché luogo di espiazione della pena, anche opportunità di riscatto e cambiamento. E’ la nostra Costituzione che ce lo chiede, quando sancisce, all’articolo 27, la finalità rieducativa della detenzione. Il nostro impegno deve essere allora finalizzato a rendere gli istituti detentivi luoghi più umani, in cui sia possibile studiare, imparare un mestiere, praticare le varie espressioni artistiche, dal teatro alla pittura. Proprio la cultura, la formazione, l’educazione alla legalità e al rispetto del valore della vita sono gli strumenti più efficaci per realizzare la natura ri-socializzante dell’esperienza carceraria.

In questo modo sarà possibile riconsegnare alla società persone arricchite, rimotivate e pronte a fornire il proprio contributo a beneficio della comunità di appartenenza, prevenendo al contempo anche il rischio di recidiva del comportamento illegale. In questo senso, sento di esprimere tutto il mio apprezzamento per gli educatori e gli agenti della polizia penitenziaria, guidati dal direttore Michele Capitano, svolgono un compito fondamentale nel rapporto con i giovani detenuti, dando prova di straordinaria competenza, umanità e senso dello Stato. 

Vedere da vicino i volti dei ragazzi detenuti, alcuni dei quali con storie molto dolorose alle spalle, comprendere le loro frustrazioni e le loro aspirazioni rappresenta un fortissimo stimolo per chi ha responsabilità pubbliche e un monito a non trascurare mai queste realtà. Al contrario questa visita vuole essere l’avvio di un percorso di approfondimento finalizzato a realizzare interventi concreti per migliorare la qualità della vita in carcere.