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Sulla pelle dei bambini non si scherza: tolleranza zero per chi ha sbagliato e tutti al lavoro per eliminare la piaga degli abusi sui minori

La sola idea di poter utilizzare violenza contro esseri umani indifesi o già vittime di ulteriori esperienze dolorose mette letteralmente i brividi.

Le immagini registrate in una scuola in provincia di Bari di minori autistici legati alle sedie con le braccia bloccate dietro la schiena e messi a tacere quando piangevano con fazzoletti sulla bocca o i maltrattamenti fisici e le umiliazioni psicologiche sulla pelle di bambini di età di 3 anni verificatisi in un istituto di Roma lasciano sgomenti.

Questi episodi rivoltanti non riguardano, però, soltanto il pur fondamentale lavoro della magistratura. Va fatta certamente giustizia, in maniera certa e rapida. E chi ha sbagliato non deve avere mai più nulla a che fare con bambini e persone bisognose.  Ma si tratta di fatti che chiamano in causa anche le nostre responsabilità di genitori, di operatori del mondo della scuola, di rappresentanti delle istituzioni.

Purtroppo anche piccoli atti di violenza e di abuso commessi a scapito di chi proprio in quel momento sta formando la propria personalità rischiano di compromettere per sempre il percorso di crescita sereno cui invece ogni bambino avrebbe pieno diritto. E, cosa ancor più inaccettabile, sono comportamenti orribili messi in atto da parte di figure in cui i minori dovrebbero poter riporre la loro fiducia. Figure che così tradiscono la loro funzione di educatori.

Da parte nostra deve esserci la necessaria determinazione per contrastare e soprattutto prevenire il ripetersi di simili vergogne, lavorando per dotare il Paese di leggi e strumenti adeguati. Un primo importante passo può essere l’approvazione definitiva della proposta, su cui c’è già l’ok della Camera, per la videosorveglianza negli asili e nei centri per minori e disabili. Ma questo non basta. Occorre puntare con grande forza sulla formazione - culturale, relazione e sociale - degli insegnanti e degli educatori, facendo loro comprendere la delicatezza della missione di cui sono investiti. Servono, inoltre, norme più stringenti ed efficaci in tema di valutazione del rischio burnout, lo stress da lavoro che può sfociare in atteggiamenti aggressivi. Il cambiamento che stiamo cercando di portare avanti deve partire proprio dalla tutela dei bambini, delle persone più deboli e bisognose. Un Paese che non investe sulla crescita corretta dei propri cittadini più giovani non ha futuro. Una società che non fa di tutto per eliminare la piaga della violenza contro i minori smarrisce se stessa e mette a repentaglio le proprie speranze di crescita collettiva.