Cos’è la Pensione di Cittadinanza: è una misura di contrasto alla povertà che si rivolge alle famiglie a basso reddito che rientra nel progetto relativo al reddito di cittadinanza.

Questa misura si differenzia dal Reddito di Cittadinanza semplicemente perché è dedicato a quei nuclei familiari composti esclusivamente da uno o più membri di età pari o superiore ai 65 anni; questi nuclei andranno quindi a ricevere un sussidio che integrerà il reddito familiare fino al raggiungimento di una determinata soglia.

A chi va la pensione di cittadinanza: a tutti quei nuclei, quindi, che soddisfano determinati requisiti, riceveranno un beneficio economico che – come descritto nell’articolo 3 del decreto – sarà composto di due parti: la prima provvederà appunto a integrare il reddito della famiglia fino alla soglia di 7.560 euro, mentre la seconda integrazione sarà pari all’ammontare annuo del canone di locazione (per chi è in affitto) fino ad un massimo 1.800 euro.

Ogni mese, quindi, il reddito del nucleo potrebbe subire un’integrazione di 780 euro fino a un totale di 9.360 euro; tale integrazione, comunque, non può scendere sotto i 480 euro.

Gli importi vengono ulteriormente aumentati se il nucleo familiare è numeroso: nello specifico, ogni persona maggiorenne successiva al primo componente il nucleo vedrà applicato un parametro sulla scala di equivalenza dello 0,4 fino ad un massimo di 2,1. Ciò significa che, ad esempio, una coppia di Over 65 riceverà un’integrazione del reddito di massimo 1.092 euro mensili, per un totale di 13.104 euro annui. Questi importi, nel caso di più componenti ultra sessantacinquenni, possono arrivare fino 1.638 euro mensili, pari a un’integrazione annua del reddito di 19.656 euro.

Per quanto riguarda la durata di erogazione di questo sussidio, esso viene riconosciuto ai nuclei che soddisfano i requisiti per un massimo di 18 mesi, terminati i quali si può procedere ad una nuova richiesta. La pensione di cittadinanza viene erogata a partire dal mese successivo alla sua richiesta.