Il 27 gennaio del 1945 il mondo conobbe la vergogna del campo di concentramento di Auschwitz e l’immane tragedia della Shoah.

A 74 anni di distanza abbiamo ancora il dovere di interrogarci su come fu possibile quello sciagurato disegno: lo sterminio di un popolo, l’idea di annientare fisicamente milioni di persone, la folle ambizione del regime nazista di affermare la presunta superiorità di una nazione e di una razza, l’infamia delle leggi razziali in Italia, applicate con disonore a cittadini senza colpa alcuna. Tutto questo, seppur lontano nel tempo e avvertito come estraneo da molti dei nostri ragazzi, fa parte della storia recente dell’Europa e ci impone di non smarrire mai il senso più profondo di quelle pagine nere dell’umanità. Tutti noi siamo, in un modo o nell’altro, eredi di quella storia. Il nazismo e l’Olocausto, negazione della dignità della vita umana, furono male assoluto e neanche per un attimo ci si può distaccare da questa consapevolezza o, in qualche modo, relativizzarla se non persino giustificarla.

“Siamo memoria e siamo futuro”, ha detto qualche giorno fa la senatrice a vita sopravvissuta alla deportazione nei lager nazisti, Liliana Segre, parlando ad una platea di studenti. Il dovere delle testimonianza, soprattutto nei confronti dei cittadini più giovani, è un’autentica missione civile che non dobbiamo mai stancarci di coltivare. Per questo è importante che nelle scuole si educhi alla conoscenza e all’approfondimento delle lezioni della storia, anche di quelle più dure, perché così non saranno vane. Ed è fondamentale farlo non una volta all’anno ma sempre. La cultura e lo studio sono antidoti formidabili al ritorno di spettri che, se non combattuti adeguatamente, possono trovare terreno fertile per riaffacciarsi.

Trasmettere ai più giovani la passione per la libertà e la giustizia significa prima di tutto renderli consapevoli e capaci di distinguere. Il rischio più grande che corriamo è che cada nell’oblio e nell’indifferenza quanto accaduto in quegli anni. Non possiamo permetterlo, anche per il rispetto che dobbiamo alla scelta di chi si oppose alla furia di devastazione e odio, salvando vite umane anche a costo di mettere in pericolo la propria.

Commemorare i tantissimi che sono stati torturati e uccisi e tenerne vivo il desiderio di costruire una società in cui tutti possano stare bene inseguendo sogni e realizzazioni personali non può prescindere dall’accettazione e dalla valorizzazione della diversità che, se inserita in un contesto di rispetto reciproco e osservanza delle regole comuni, rappresenta una risorsa di ricchezza per la società del futuro.